domenica 25 marzo 2012

CAPONATA SICILIANA


Ripubblico qui una ricetta della tradizione popolare contadina per il contest di Roberta... tutti la conosciamo ma, soprtattutto, tutti l'adoriamo! La caponata... che si lega alla mia Sicilia e a Montalbano, poi vi svelerò perchè!

Ingredienti 
4 melenzane
4 peperoni (di diverso colore)
2 cipolle
1 gambo di sedano
150 gr. di olive nere e verdi
3 cucchiai di pinoli
3 cucchiai di capperi
3 cucchiai di uvetta
Foglie di menta
50 gr. di zucchero
½ bicchiere di aceto
sale
pepe
olio evo

Preparazione

Iniziate lavando tutte le verdure. Tagliate le melenzane a cubetti (con tutta la buccia) e mettetele in uno scolapasta con il sale per far scolare l’acqua amara, per circa un’oretta.
Tagliate i ‘peperoni a striscioline, il sedano a listarelle, affettate le cipolle e tagliate a metà le olive.
Soffriggete separatamente in abbondante olio le melenzane, i peperoni, il sedano e le cipolle. Mettete tutto ad asciugare su carta da cucina o fate scolare l’olio in uno scolapasta.
Unite tutte le verdure in un tegame ben capiente e unite i capperi, le olive i pinoli e l’uvetta; girate e aggiungete qualche cucchiaio di salsa. Lasciate cuocere a fuoco basso.
A parte, in un pentolino, preparate l’agrodolce: fate riscaldare l’aceto e sciogliete lo zucchero. Versate il composto sulle verdure, aggiustate di sale, aggiungete poco di pepe e delle foglioline di menta.
La caponata è pronta… lasciate raffreddare e poi servite come antipasto o piatto unico o contorno! E' buona con le fette di pane tostate!!! Decidete voi….

P.S. se non consumate tutta la caponata, potete conservarla in frigo per qualche giorno in un contenitore di vetro ben chiuso o protetto con la pellicola trasparente.

Oppure potete conservare la caponata, anche nei vasetti di vetro, sterilizzati a bagnomaria prima vuoti e poi pieni facendoli cuocere per circa mezz’ora. Si mantiene per qualche mese e potete tenerla in dispensa…


La caponata per me si lega indissolubilmente alla figura di Montalbano, il commissario sui generis, «maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito», scaturito  dalla penna di Andrea Camilleri. Nei suoi libri è sempre forte il legame con la terra e il cibo, le sue indagini hanno, infatti, come sfondo le bellezze paesaggistiche e culinarie della Sicilia, terra di Camilleri (e mia) che attraverso Montalbano non manca mai di sottolinearne il connubio d’amore. Per Montalbano il cibo è quasi oggetto del desiderio…nelle sue descrizioni, infatti, i sapori e profumi dei piatti cucinati sapientemente dalla “cammarera” Adelina, sono in grado di destare tutti i sensi… come si può vedere leggendo le righe che seguono:



"Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida. Canticchiandole, raprì la porta-finestra doppo avere addrumato la luce della verandina. Sì, la notte era frisca, ma avrebbe consentito la mangiata all’aperto. Conzò il tavolinetto, portò fora il piatto, il vino, il pane e s'assittò." (Andrea Camilleri, La gita a Tindari, Palermo, Sellerio editore, 2000, pp. 291, pag. 219).

La paorla caponata sembra derivare etimologicamente da "capone", nome della lampuga, pesce dalla carne pregiata ma piuttosto asciutta che veniva servito durante i pranzi baronali in Sicilia, condito con una salsa agrodolce. Il popolo però, non potendosi permettere questo pesce perchè troppo costoso, lo sostituì con verdure, soprattutto le melanzane. Altri sostengono, invece, che il nome derivi dai caupone (latino cauponae, che significa taverna, osteria), luoghi frequentati dai marinai nelle città di porto. Quindi secondo questa interpretazione la caponata sarebbe un cibo da taverna. Forse più semplicemente la denominazione caponata deriva dal fatto che in origine, fra gli ingredienti principali, c'era il pesce capone. Oggi le ricette utilizzate nella preparazione di questo piatto sono quasi sempre ricette di famiglia, rielaborazioni in cui si toglie o si aggiunge qualcosa, ovvero in cui si scrive e si riscrive la storia del piatto in questione! Ognuno ha una sua ricetta personale, io vi ho lasciato la mia! Piatto unico, antipasto o contorno? Fate voi... il risultato non cambia: un'ottima idea da portare in tavola!
Per chi volesse altre notizie sulla caponata può leggere questa interessante dissertazione di Gaetano Basile, palermitano Doc, esperto di cultura e tradizioni popolari soprattutto del settore enogastronomico con cui mi piace chiudere riportando le sue parole "A proposito: caponata o caponatina? Dipenda dalla quantità di amore che le portate. Io opto sempre per caponatina che è vezzeggiativo da innamorati" Concordo perfettamente! ;-)

Con questa ricetta partecipo al contest "A spasso nella storia"


2 commenti:

  1. Conoscere la storia dei piatti è il mio passatempo preferito... passerei la vita a fare solo questo (oltre che mangiare :p)

    Ottima la tua ricerca
    A presto
    Gialla

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  2. Grazie mille, anche a me piace scoprire la storia delle ricette... è come fare una passeggiata indietro nel tempo! :-) A presto!

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